ROMA ANTOLOGICA
L'architettura nelle fotografie
di PAOLO BERNINI |
- L'Autore - Biografia
- Recensione a cura di Marco Panizza
- Sito ufficiale dell'autore
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CURRICULUM VITAE DI PAOLO BERNINI
Paolo Bernini nasce a Mantova l'8 febbraio 1965. E' fotografo professionista.
Dopo un periodo di lavoro presso gli studi Condè Nast (Vogue) di Milano, nel 1990 apre un proprio Studio fotografico per la pubblicità e l'industria. Annovera Clienti a livello nazionale, quali: Caleffi, Marcegaglia, Smeg, Immergas, Pedrini, Wella e molte altre. Inoltre si occupa di fotografia di teatro, pubblicazioni d'Arte ed è consulente per l'immagine di cataloghi e altre iniziative editoriali in diversi studi pubblicitari ed Amministrazioni Pubbliche.
Da sempre si dedica ad un'intensa ricerca fotografica personale, focalizzata in modo particolare sull'Architettura e l'Arte antica e moderna. Ha esposto in tutt'Italia in mostre personali e, in caso di collettive, con scultori e pittori, tra le quali segnaliamo:
· 1988 personale sul Complesso Monastico del Polirone – Museo S. Benedetto Po con testo critico del Prof. Vittorio Erlindo, curatore della Pinacoteca e Musei di Mirandola;
· 1990 personale sull'Architettura del Convento abbandonato di Sailetto realizzata presso la stessa sede;
· 1991 collettiva sullo scultore Pietro Cascella;
· 1992 personale sulla rilettura delle opere del pittore contemporaneo Andronico, presso il Castello di Carpi;
· 1993 personale presentata presso il Teatro dell'Aquila;
· 1994 personale sulla rilettura delle opere dello scultore Gilberto Re;
· 1996 Profili di artisti contemporanei presso il Centro Museale della ceramica di Fiorano Modenese e Castello di Spezzano;
· 1998 personale Immaginario tra l'Architettura di Mantova e Roma, galleria Il Portichetto (MN).
Progetta personalmente le installazioni e i sistemi espositivi per le proprie immagini, oltre a realizzarne la stampa in bianco e nero con tecniche fine art.
Tra i lavori più recenti sono da segnalare:
· Romae (2000) mostra realizzata per il Settore Cultura del Comune di Mantova presso il Centro Culturale Baratta sull'Architettura e l'Archeologia Romana, dall'Età Repubblicana al Ventennio, con testo critico di Giovanna Ginex (Accademia di Brera MI);
· 41 (2001) intervento di rilettura delle opere esposte al 41° Premio Suzzara, esposto presso la galleria del proprio Studio, con un intervento di Martina Corniati, critico d'arte e Docente di Storia dell'Arte;
· Frontiere 2002 (2002) ricerca fotografica realizzata tra il paesaggio urbano di Roma e la realtà rurale della Lucania.
Progetti attuali, in via di realizzazione:
· Servizio realizzato per Emergency per la brochure del CD-Rom del gruppo musicale Scraps Orchestra, che sarà presentata al prossimo Festivaletteratura di Mantova (sett. 2003);
· Mostra fotografica Roma Antologica (gen. 2004) da realizzare presso la Galleria Lupigiada di Roma. Raccolta di immagini dalle due precedenti mostre e nuove opere sull'Architettura e l'Archeologia dell'Urbe;
· Campagna pubblicitaria, commissionata dall'Amministrazione Comunale di Suzzara, sulle risorse del territorio e relativa mostra da realizzare nella primavera 2004 presso i locali della Galleria del Museo del Premio.
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CITTA' DELLA VITA. Roma/ Suzzara
Quando crediamo di immaginare,
o persino di creare, stiamo scattando fotografie.
GEORGE STEINER
Il linguaggio che sposta che muove che sfuoca, ricolloca e disloca ogni sedimento mentale ma anche emotivo, sia che l'operazione venga svolta su un materiale prelevato da un contesto abitudinario (es: il luogo dove si vive e lavora) sia che provenga da un altro luogo visitato, nel nostro caso Roma, la città eterna. Il progetto di Paolo Bernini, fotografo suzzarese, partendo da questo presupposto intende andare alla scoperta di ciò che nel paesaggio è rimosso.
Partendo da Roma egli sa trovare quella distanza che gli permette di individuare una propria strada per scavare oltre la storia di un luogo, alle origini di un'identità.
Le nuove tecnologie offrono a noi tutti possibilità di comunicazione insperate fino a qualche tempo fa ma trascinano con sé, sotto un manto euforico, quel processo di omologazione di pasoliniana memoria, che spesso ci mette a disagio fino all'impotenza, alla perdita di qualsiasi senso, facendoci trovare funzionari di uno sviluppo incontrollato della tecnica, come direbbe Umberto Galimberti. Oppure, al contrario, siamo spinti a reagire con un delirio di onnipotenza i cui effetti catastrofici sono davanti a tutti.
Ripensare dunque alla nostra relazione col mondo è lavoro di tutti e diventa imperativo per Bernini che, fotografando, sa di confrontarsi con modelli e tradizioni d'immagine, con linguaggi di messa in codice che hanno riflettuto, in diversa maniera sull' enigma dell' "esserci" in relazione soprattutto al proprio ruolo di costruttore d'immagini, veicolatore di senso, artista.
Le fotografie "romane", ottenute attraverso un rimontaggio in camera oscura del negativo che viene tagliato sminuzzato ridimensionato, dichiarano un evidente legame con operazioni analoghe che le avanguardie del primo novecento (dadaismo, surrealismo) ci hanno offerto riproposte oggi soprattutto dai linguaggi della pubblicità, e che possiamo genericamente raccogliere sotto il nome di fotomontaggi. Ma che tipo di riflessione opera Bernini sul fotomontaggio , dopo aver dichiarato i propri debiti a un Man Ray ed anche ad un Hartfield ? C'è sicuramente qualcosa di diverso. Intervenire sul negativo per decostruire escludere avvicinare, rinunciare ad un'immagine "rubata", significa rinunciare al proposito di catturare un' attimo fuggente per proiettarsi in un altro tempo.
Operazione mentale eversiva per definizione quella del ri/montaggio: c'è un ordine da cambiare, uno stereotipo da confondere e confutare, automatismi della percezione su cui intervenire. E' un modo per ricollocarsi in un contesto, per riattivare emozioni sclerotizzate da modelli di fruizione di massa che supportano il mercato, il consumo e per Roma, anche il turismo.
In alcune immagini che prendono spunto da monumenti e itinerari turistici consueti si fa evidente il tentativo di "appropriazione”, da parte del fotografo di luoghi che si presentano estranei. Nella foto del Pantheon, ad esempio, l'immagine si libera da ogni facile referenzialità, al limite ne ammicca, nello sforzo romantico,forse, di cogliere una prima visione, ritrovare cioè quel primo sguardo dove sogno e realtà si confondono e udire quella voce lontana che chiede: - Vi è ancora qualcosa di nostro in ciò che creiamo ?-.
Non vi è mai presenza umana nelle foto di Bernini perché gli uomini, con atteggiamenti abbigliamento e altro contribuirebbero a collocare storicamente tali visioni. Il tempo in cui Bernini sembra volersi muovere è "in illo tempore" dove riaffiorano archetipi dell'inconscio, una intimità perduta ma non scomparsa che può ridare vita alle rovine e ritrovare una Roma eterna.
Se è vero questo, anche Suzzara ha una sua eternità. Si tratta di continuare a fotografare il mistero che attraversa il paesaggio quotidiano. Bernini ci prova non con la sofisticata attrezzatura digitale che quotidianamente utilizza per il suo mestiere di fotografo ma rivisitando una procedura artigianale di lavoro in camera oscura con maschere, bagni, negativi, carte non politenate che gli permettono di ottenere neri più profondi, luce e grande manualità. L'intento è analitico: non c'è nostalgia ma verifica sulle procedure e mutazioni di un linguaggio. Il "rimontaggio" avviene sul negativo, sulla matrice rivelando una operazione evidentemente simbolica.
Insieme al "rimontaggio" e attraverso lo "sfuocato", lo "spostato", linguaggio già ben sondato nel lavoro su Roma e ottenuto attraverso l'uso di un forte grandangolo, Bernini si avvicina e affronta la città natale: Suzzara. Si tratta dunque di vedere "per la prima volta" il luogo della propria storia.
Il gioco si fa ancora più sciolto e i parallelismi con le foto romane appaiono evidenti. Il Monumento ai Caduti è fotografato come l'Altare della Patria, alle foto della Roma archeologica fanno da specchio le foto dell'archeologia industriale suzzarese, i busti dell'età imperiale romana e il busto di Garibaldi, nella piazza di Suzzara, sono rimontati alla stessa maniera. Il riferimento a ricerche a noi contemporanee lo ritrovo nel lavoro del grande Mario Giacomelli, fotografo marchigiano recentemente scomparso.
Bernini nel lavoro sulle città cerca la vita. Per questo le sue città diventano città di quella vita che sembra sfuggirci nel vuoto di senso che le attraversa. In quella vita nascosta che la fotografia prova a rivelare vi è qualcosa di nostro.
L'ultima fotografia. L'immagine del tempio: sfumata, tremolante. Due immense colonne bianche che il grandangolo deforma e dilata nel bianco della stampa incorniciano un antro scuro. Sembra un invito all'ultimo enigma che giro agli osservatori: ciò che abbiamo di fronte sta apparendo o sta scomparendo?
MARCO PANIZZA
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